Le possibilità della mediazione in un caso di alta conflittualità

Tizia e Caio sono giunti in studio assieme, sposati da più di trent'anni, con due figli ormai grandi, con una loro vita. Avevano deciso di separarsi e volevano essere aiutati a formulare degli accordi, precisando, lui, che " i soldi suoi non si toccavano" e lei: "voglio quello che mi spetta". 

Nel corso dell'incontro informativo spiegai loro che se gli avessi assistiti come avvocato, avrei potuto seguire soltanto uno di loro affinché l'altro potesse tutelarsi nel migliore dei modi in caso di separazione giudiziale. Se avessimo intrapreso il percorso della mediazione familiare, avrei "smesso i panni dell'avvocato" per indossare quelli della mediatrice familiare. 

In tal caso, avrebbero, riscontrato una serie di vantaggi quali quello della possibilità di costruire il loro "linguaggio" in vista di un rapporto potenzialmente costruttivo, per darsi la possibilità di guarire le molteplici ferite. Sarei stata equi vicina a entrambi e li avrei aiutati finalmente a "dialogare". 

Caio era molto violento sia nelle parole che nei gesti tanto che, inizialmente, fui molto combattuta se accoglierli in mediazione: il percorso si sarebbe rivelato molto complesso con il rischio di non tutelare la parte più debole. In ogni caso, avvertii la coppia che il percorso avrebbe potuto interrompersi se non fossero state rispettate le regole del gioco: rispetto reciproco e fiducia nel mediatore che avrebbe affidato "compiti a casa" su cui lavorare con molto impegno. 

Tizia e Caio scelsero quel percorso soprattutto per un fattore economico, perché si sentivano più a casa e perché " i panni sporchi potessero essere lavati in casa". Spesso è questa la motivazione: evitare un giudizio perché la pubblicità del processo si rivela pesante da gestire. 

Tizia e Caio avevano notevoli problematiche di comunicazione in quanto Caio deteneva una situazione di potere nei confronti di Tizia che era molto più remissiva e accondiscendente. Spesso, invitai Tizia ad esprimere la propria opinione al coniuge formulandole molteplici domande aperte, dapprima su aspetti pragmatici come, ad esempio, sulla gestione economica familiare e, man mano, che acquisiva fiducia in me e nel percorso, domande sempre più introspettive sulle emozioni, le paure, il dolore. 

I primi tempi, Caio tendeva a rimanere apparentemente freddo e impassibile, chiedendo impazientemente quando saremmo arrivati a formulare accordi di natura economica e patrimoniale. Successivamente, si mostrò sempre più interessato, prima ad ascoltare, e poi ad accogliere il pensiero di Tizia. Dopo diversi incontri, Tizia cominciò finalmente a comunicare direttamente con Caio, senza che fossi ancora io a fungere da tramite, da specchio ai bisogni che si celavano dietro le parole. 

A questo punto, dovevo aiutarli ad educarsi nella comunicazione: tuttavia, Tizia ora parlava con Caio, ma animata da molta rabbia e Caio era molto aggressivo, abituato al fatto che nessuno lo contraddisse. E finalmente, dopo diversi incontri, entrambi provarono a mettersi l'uno nei panni dell'altra cambiando altresì posizione fisica sulla poltroncina del setting...continua a leggere sul sito....http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoCivile/famiglia/2014-03-21/possibilita-mediazione-familiare-caso-111723.php?fb_action_ids=4024618150722&fb_action_types=og.recommends&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582

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