L'ad-vocatus chiamato in aiuto

Io vinco - tu perdi



In ogni tipologia di conflitto, sia essa familiare o sociale, il processo di diritto di relazione dovrà portare a soluzioni stabili, che siano realizzabili concretamente dalle parti e che siano funzionali alla tutela dei loro diritti fondamentali;

esse saranno nello stesso tempo disposizioni precise ed elastiche che dovranno evitare nuovi contrasti fra le parti e che prevedano aggiustamenti causati da eventuali cambiamenti relazionali e riorganizzativi futuri.

Gli avvocati, dovranno passare dal ruolo di operatori del contenzioso, al ruolo di difensori inteso come ad-vocati: chiamati in aiuto, tanto che l’avvocato contendente si farà condizionare emotivamente dallo stato d’animo dell’assistito, vivendo troppo emotivamente la trattativa e puntando, quindi, ad una sola soluzione, l’avvocato – educatore al conflitto, avrà un maggiore controllo sulle emozioni esaminando e progettando più di una soluzione.

Mentre l’avvocato contendente si limiterà a registrare la vittoria sulla controparte o l’impossibilità di giungere ad un accordo nei termini in cui l’aveva prefigurato, l’ad-vocatus aiuterà l’assistito a trovare risorse in risposta ai bisogni di quest’ultimo, focalizzando il suo impegno sui reali interessi delle parti in conflitto, assumendosi la piena responsabilità della costruttiva gestione del conflitto.

Dato che in molte controversie le parti, volendo o nolendo, dovranno interagire per lungo tempo tra loro (si pensi ai conflitti tra condòmini o tra soci), il difensore dovrà educare (e-ducere: tirare fuori) il proprio assistito a scegliere atteggiamenti collaborativi anche in situazioni che apparentemente non lo permettano introducendo strategicamente elementi nuovi che conducano all’esame di nuove possibilità per la gestione più costruttiva del problema.

Infatti, se  le parti continueranno ad adottare una strategia di comportamento dominante (io vinco-tu perdi), saranno condannate nel lungo periodo a perdite ingenti.

Tuttavia, nel caso in cui sia soltanto una parte a decidere di assumere un atteggiamento cooperativo e l’altra no, nella mossa successiva è molto probabile che anche la prima decida di adottare una strategia “ritorsiva” innescando un meccanismo inesorabile e autodistruttivo: comportamenti non collaborativi saranno immediatamente puniti con risposte altrettanto non collaborative, mentre comportamenti corretti saranno parallelamente premiati con fiducia e comportamenti altrettanto corretti.

Quanto allora si rivela fondamentale una proficua collaborazione tra i difensori, prima ancora che tra gli assistiti a maggior ragione perché nel corso di una controversia, risulterà molto difficile riporre la propria fiducia nell’altro:

tale possibilità si rivela concretizzabile  grazie al percorso condotto dai difensori – educatori al conflitto, i quali reputano quale obiettivo primario l’educazione alla relazione interpersonale, forbito di competenze quale quella dell’empatia e dell’intelligenza emotiva, ovvero di quelle competenze trasversali legate più al saper essere, che combinate al sapere e al saper fare vanno a comporre l’expertise dei gestori dei conflitti avvezzi al diritto di relazione.

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