Un caso di mediazione coniugale

Innamorati e fiori in rosso - Marc Chagall
Qualche tempo fa, una delle colleghe psicologhe con le quali collaboro, mi ha inviato in mediazione coniugale con una giovane donna: Tizia, che lei seguiva e che stava aiutando a superare un periodo molto difficile della sua esistenza individuale e con il marito Caio. Tizia era separata di fatto e viveva con la figlioletta Sempronia nella casa familiare; il marito era tornato a casa dalla madre. I due coniugi avevano una difficoltà emergente di gestione economica del menage familiare, situazione che contribuiva a portarli a frequenti e feroci litigi. La figlia Sempronietta subiva tali situazione familiare, riportandone notevoli ripercussioni, soprattutto dal punto di vista comunicativo e da quello linguistico. Proprio per tale stato di fatto, Tizia e Caio avevano provato a vivere separatamente, rimandando di decidere in seguito cosa avrebbero voluto fare del loro matrimonio. Al primo incontro informativo spiegai a Tizia il nostro percorso della mediazione coniugale, nel quale avremmo cercato insieme le possibili strade per superare l'impasse della gestione economica, imparando, altresì, a comunicare efficacemente e costruttivamente per il benessere della famiglia e, in particolare della piccola Sempronia a prescindere dal fatto che sarebbero tornati o no ad essere di nuovo coppia (non era quello l'obiettivo che ci proponevamo!). Co-protagonista fondamentale in quel viaggio nella mediazione avrebbe dovuto essere Caio, che Tizia doveva accompagnare al successivo incontro. Caio accettò...

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